È arrivato il momento del lavoro ibrido?

In questi ultimi anni abbiamo cambiato il nostro modo di lavorare, sono entrati nel nostro quotidiano tipologie di lavoro prima sconosciute e poco utilizzate come lo smart working o il telelavoro.
Superato l’impatto iniziale con queste nuove concezioni del lavoro si sta facendo strada una nuova metodologia chiamata hybrid working. 💻 Il lavoro ibrido consente al lavoratore di poter gestire le proprie mansioni sia che da casa, in viaggio o da remoto alla stregua del lavoro in presenza fisica.

Cambiare metodo di lavoro impone anche una rivoluzione degli strumenti utilizzati, sia hardware che software, per garantire una mobilità e una fruibilità dei dati in qualsiasi posto di lavoro.

Per creare un ambiente di lavoro ibrido è necessario focalizzarsi su quattro punti fondamentali: collaborazione, connessione, sicurezza e flessibilità.

Collaborazione 🤝

I dispositivi in dotazione ai lavoratori devono essere dotati di tutti i mezzi necessari per una collaborazione attiva tra colleghi, clienti e fornitori anche se non fisicamente presenti; diventano così fondamentali tutti gli strumenti necessari per seguire riunioni da remoto e condividere i documenti e i flussi di lavoro. Oltre alle classiche webcam e microfoni sono necessari software per la condivisione in cloud di documenti e l’accesso di gestionali o crm accessibili tramite web o vpn.
Grazie ai nuovi dispositivi e ai mezzi di collaborazione migliorati, si raggiunge una media di 2 ore risparmiate al giorno per utente.

Connessione 🌐

Secondo un report Microsoft il 60% delle persone intervistate si sente meno connesso ai propri colleghi a causa del lavoro da remoto.
La sfida da affrontare con il lavoro ibrido è quella di garantire un ambiente di lavoro inclusivo per tutti i dipendenti, siano essi presenti fisicamente in azienda o lavorino da postazioni remote. In fase di progettazione dell’ambiente lavorativo non è da sottovalutare la possibilità di connessione dei dispositivi. È opportuno prediligere tutti gli apparati che nativamente supportino tecnologie per la connessione in mobilità come LTE o 5G.

Sicurezza 🛡️

Il lavoro ibrido, non essendo costantemente monitorato all’interno di un ambiente chiuso, pone delle sfide sulla sicurezza informatica.
Poichè i dispositivi usati fuori dall’ufficio possono essere obbiettivi più facili da violare per pirati informatici, è necessario integrare nei dispositivi sistemi di sicurezza all’altezza e gestibili da remoto quali software antivirus e di sicurezza informatica in cloud.
Non è da sottovalutare anche il mantenimento degli aggiornamenti software e firmware dei dispositivi utilizzati per limitare al minor tempo possibile eventuali esposizioni a falle di sistema.

Flessibilità 💪

Non esiste una soluzione che soddisfi tutti.
Partendo da questo presupposto bisogna considerare l’utilizzo di dispositivi che si adattino al modo di lavorare, utile l’utilizzo di monitor, tastiera e mouse esterni da utilizzare con docking station da collegare al portatile quando si arriva in ufficio. Altrettanto duttili sono i nuovi dispositivi reversibili, sempre più presenti nel mercato, che si possono utilizzare sia come computer che come tablet in base alle esigenze.

Non sappiamo se questo sarà il modo definitivo di concepire il lavoro, di sicuro gli ultimi anni ci hanno insegnato a mutare le nostre abitudini e fare di necessità virtù facendo nostri modi di lavoro prima sconosciuti. È comunque necessario creare un ambiente di lavoro che ci permetta di essere sempre competitivi e pronti a qualsiasi cambiamento che il futuro ci proporrà.

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Sapremo consigliarti la miglior soluzione per la tua realtà.

Google Analytics 4 sostituirà Universal Analytics

Google Analytics è un servizio fornito da Google che consente di analizzare delle statistiche sui visitatori di un sito web, principalmente per scopi di marketing e per migliorare la visibilità sui motori di ricerca.

📌 Dal 1 luglio 2023 Universal Analytics verrà sostituito da Google Analytics 4: le proprietà di Universal Analytics standard, pertanto, smetteranno di elaborare nuovi hit e nuove statistiche.
Fino a tale data l’utente può continuare ad utilizzare Analytics: durante questo arco di tempo, però, è fortemente consigliato procedere all’esportazione dei dati fino ad allora raccolti.

Le proprietà di Universal Analytics 360, invece, smetteranno di raccogliere dati il 1 ottobre 2023.

I problemi di privacy emersi 🛡

Da recenti controlli è emerso che Google Universal Analytics non è conforme alle norme europee per la privacy, a segnalarlo sono stati il Garante Privacy italiano, la CNIL francese, la DSB austriaca e il Datatilsynet danese.

In particolare, i problemi emersi riguardano i dati raccolti attraverso i cookies, che permettevano di visualizzare le singole pagine visitate dagli utenti e i servizi utilizzati.

Permetteva, inoltre, di raccogliere dati riguardo diverse informazioni sensibili quali:

  • L’indirizzo IP del dispositivo utilizzato
  • Il browser
  • Il Sistema Operativo del dispositivo
  • La risoluzione dello schermo, la data e l’ora della visita.

Com’è la nuova versione di Google Analytics 4?

Google Analytics 4 offre tutti gli strumenti necessari per supportare le esigenze di misurazione attuali e future.
Con la configurazione della proprietà Google Analytics 4, infatti, è possibile sfruttare la continuità di misurazione, gli approfondimenti automatizzati sul percorso del cliente e la facile attivazione per migliorare il ROI di marketing di Google Analytics 4.

Per quanto concerne gli standard sulla privacy, Google Analytics 4 ha fatto molti passi avanti per permetterne un utilizzo conforme alle norme Europee.
Con la nuova versione, infatti, sarà possibile limitare l’accesso ad alcune informazioni in base al paese in cui vengono elaborati i dati, oltre alla possibilità di non raccogliere gli indirizzi IP per garantire l’anonimato.

A cosa bisogna fare attenzione prima effettuare tali cambiamenti

Bisogna porre attenzione alla data di creazione della proprietà di Google Analytics: se è stata creata prima del 14 ottobre 2020 è probabile che la versione sia effettivamente quella di Universal Analytics.
Se la proprietà è stata creata dopo la data citata in precedenza è probabile invece che la versione sia quella di Google Analytics 4 e quindi non sarà necessario effettuare nessun cambio.

Come capire che tipo di proprietà si ha?

È necessario controllare l’ID della proprietà: se la proprietà è Universal Analytics, l’ID inizierà con “UA” e terminerà con un numero. Diversamente, se la proprietà è già Analytics 4, l’ID sarà composto di soli numeri.

👉 Se vuoi saperne di più o vuoi attivare una proprietà Google Analytics 4, scrivici qui! 👈

Cronologia degli Appunti: come ritrovare ciò che abbiamo copiato in precedenza

Una delle funzionalità più apprezzate dagli utenti che utilizzano il computer per creare testi è sicuramente il copia e incolla. 📋

Nato praticamente insieme ai primi sistemi operativi, ci ha da sempre accompagnato nella stesura di testi negli anni scolastici e non solo.
Man mano che le nostre competenze informatiche sono cresciute, abbiamo abbandonato l’utilizzo delle icone copia e incolla per le più veloci scorciatoie da tastiera “Ctrl+C” per il copia e “Ctrl+V” per l’incolla.

Resta però un grosso vuoto per chi necessita di copiare più testi in una volta sola e incollarli successivamente in posizioni diverse. Con i comandi tradizionali selezioniamo il testo da copiare, lo copiamo con “Ctrl+C”, ci spostiamo nella posizione dove il testo deve essere incollato e lo incolliamo con “Ctrl+V” e ripetiamo l’operazione passando da un documento all’altro fino alla fine del nostro lavoro di copia e incolla.

Se vi dicessimo che c’è una funzione di Windows che permette di copiare tutti i testi e successivamente incollarli a piacimento nell’ordine che preferiamo? 🤔

Ecco come procedere

👉 Per prima cosa bisogna attivare la funzione “Cronologia Appunti”: basterà andare nelle impostazioni di Windows, cliccare su “Sistema” nella barra a sinistra, poi su “Appunti” e spuntare la voce “Cronologia Appunti”.

👉 Una volta attivata la funzione potete copiare tutti gli elementi che vi servono in una sola volta.

👉 Quando sarà il momento di incollarli, al posto della combinazione tasti “Ctrl+V” utilizzate “WINDOWS + V” e vi verrà proposto l’elenco dei testi o immagini copiati.
Sicuramente un’utile novità che vi permetterà di velocizzare il lavoro!

Come pulire la postazione di lavoro: igienizzazione e contagio

In un periodo critico e delicato come quello della diffusione globale di una pandemia, si attivano diverse misure di sicurezza per tutelare i lavoratori e le loro famiglie. Che si lavori in smart working, che si resti in azienda o che si rimanga semplicemente a casa, è bene prendere delle misure precauzionali adeguate per evitare eventuali contagi sia tra i nostri cari che nell’attività per cui lavoriamo.

Fermo restando che la pulizia della propria postazione di lavoro dovrebbe essere effettuata quotidianamente, è possibile riadattare le nostre abitudini in funzione della situazione particolare che tutti stiamo vivendo, con qualche accortezza in più.

La tastiera

La tastiera ha molteplici ragioni per essere considerata un potenziale mezzo di contagio, prima fra tutte il fatto che sia sempre posta a pochi centimetri dal volto: questo la rende uno dei mezzi più pericolosi ed efficaci per la diffusione di qualsiasi virus o influenza.

Il contagio può avvenire in maniera estremamente semplice: una persona si tocca il viso o starnutisce sulle mani senza igienizzarle correttamente, e poi utilizza la tastiera. Basterà che un qualsiasi altro collega, dopo averla usata a sua volta, si tocchi il viso (la bocca, gli occhi o il naso), ed ecco che il contagio è fatto.

Altri strumenti di lavoro

Come per la tastiera, sono da ritenersi efficaci mezzi di contagio anche tutti gli strumenti che si utilizzano in azienda e che poi possono essere condivisi con colleghi, clienti o collaboratori: dal telefono che passiamo al collega per rispondere alla chiamata del fornitore, fino alla semplice penna che prestiamo al cliente per firmare un documento.

In famiglia

La condivisione degli spazi e in generale degli oggetti, oltretutto, in famiglia rappresenta un ulteriore e importante problema.
Gli anziani e le persone con un sistema immunitario fragile o compromesso sono da sempre gli individui più a rischio in questo genere di situazioni, e sono presenti nella maggior parte delle famiglie.

La pulizia

Anzitutto, un consiglio che vi diamo è quello di pensare costantemente a quello che state toccando: vi sarà utile a capire quanto può essere facile diffondere un virus o un’influenza e ancor di più a sapere, di volta in volta, cosa sarà necessario igienizzare.
Per quanto riguarda gli strumenti di lavoro e gli oggetti di uso quotidiano, la pulizia è piuttosto semplice. Nei limiti del possibile, sarebbe bene lavare con acqua e sapone l’oggetto e poi procedere con un panno imbevuto di alcool per un’igienizzazione più profonda.
Per tutte quelle superfici che non è possibile lavare sotto l’acqua corrente, si tenga presente che è sufficiente passare una buona quantità di alcool per rimuovere la maggior parte dei batteri.

Vi consigliamo, inoltre, non solo l’utilizzo di guanti e mascherine adatte e ogni qualvolta dobbiate uscire di casa, ma anche di tenere a portata d’occhio un igienizzante per le mani. Ogni volta che state per toccarvi la bocca, grattarvi il naso o strizzarvi gli occhi, usatelo. Averlo vicino farà sicuramente la differenza.

Sono poche, semplici operazioni: serve, più che in ogni altro momento, attenzione.

Assistenti vocali: l’era dell’intelligenza artificiale

“Ehi Google, che tempo fa oggi?”, “Siri che programmi ho per la giornata?”, “Alexa suona i Queen”. Chi sono i nostri interlocutori?

Nell’era dell’intelligenza artificiale, non potevano di certo mancare degli assistenti vocali a cui rivolgersi per facilitare l’organizzazione quotidiana.
Questi nostri “amici digitali” non sono altro che un piccolo assaggio di quello che ci spetterà in futuro: un giorno sarà possibile interagire direttamente con entità virtuali che non si fermeranno più al raccontarci una barzelletta o a informarci del meteo, ma ci forniranno dei veri e propri servizi avanzati attraverso una conversazione tanto naturale da poter essere quasi umana.

Già oggi vediamo come l’intelligenza artificiale e il machine learning, rendano sempre più precisi gli assistenti vocali, permettendogli di imparare e di evolversi ad ogni conversazione. Per quanto la loro crescita possa essere molto rapida, però, queste nuove tecnologie richiederanno ancora qualche anno per diventare una vera e propria realtà alla portata di chiunque.

Alla base degli assistenti vocali, ovviamente, c’è la tecnologia di riconoscimento vocale che trova le sue origini nel 1952 con Audrey, un dispositivo per il riconoscimento di singole cifre parlate. Negli anni ’80 iniziarono a sorgere le prime società che si occupavano di riconoscimento vocale, ma fu solo negli anni 2000 che questa tecnologia venne implementata nei dispositivi ad uso quotidiano: ricordiamo Windows XP o i primi cellulari con la dettatura vocale degli SMS.

La prima azienda a rivoluzionare l’assistente vocale con il machine learning fu Apple quando nel 2011 lanciò Siri, ancora oggi suo cavallo di battaglia in questo campo. Di lì a poco, nacquero molte altre iniziative simili: Google lanciò l’Assistente Google, Amazon lanciò Alexa, Microsoft diede alla luce Cortana e Samsung presentò Bixby.

Oggi, perlopiù, conosciamo gli assistenti vocali perché integrati nei nostri smartphone, ma le loro applicazioni sono tutt’altro che limitate.
Molti marchi di auto, per esempio, hanno già implementato degli assistenti vocali per poter gestire diversi aspetti della configurazione dell’auto.
Anche nei call-center gli assistenti vocali stanno rapidamente prendendo piede, con l’ausilio di indirizzare le chiamate di assistenza verso i vari reparti di un’azienda.

Le applicazioni pratiche sono pressoché infinite e di varia natura, e ci si aspetta un’importante rivoluzione nei prossimi anni.

Con le stampanti EcoTank risparmi e ti rimborsano

Forse per merito della presa di coscienza degli ultimi tempi nei confronti dell’ambiente, o forse per pura semplicità, oggigiorno l’utilizzo assiduo della stampante che si faceva fino a qualche tempo fa, sta certamente un po’ scemando: tutto viene trasmesso digitalmente, dalle carte d’imbarco, alle prenotazioni degli hotel, fino alle ricette mediche.

La carta stampata, tuttavia, rimane una prerogativa per molti uffici ed enti pubblici, ma anche per tante piccole commissioni che ognuno di noi svolge.

Che la stampante sia inkjet o laser, però, ogni volta che ci si ritrova a cambiare toner o cartucce è quasi un colpo al cuore: spesso il costo dell’inchiostro rasenta quello della stampante, se non addirittura lo supera.

La nuova gamma “EcoTank” di stampanti lanciata da Epson, però, punta a risolvere quest’incombenza.
In questi dispositivi, infatti, non sarà più necessario sostituire ogni volta un supporto contenente l’inchiostro, bensì sarà sufficiente riempire i serbatoi fissi della stampante con dei comodi flaconi contenenti inchiostro liquido. Epson promette che l’operazione risulterà semplice, intuitiva e soprattutto pulita grazie alle boccette anti-goccia. Ogni flacone, inoltre, può riempire solo il serbatoio del colore corrispondente, senza il rischio di commettere errori.

I serbatoi ad altissima capacità sono posizionati frontalmente, in modo da essere facilmente raggiungibili, senza dover aprire mezza stampante come spesso ci si ritrova a fare nel caso delle cartucce o dei toner. Anche grazie a questo, è possibile controllare facilmente il livello dell’inchiostro.

Ma i vantaggi non finiscono qui. Si stima, infatti, un risparmio del 90% sul costo dell’inchiostro: basta €1 per stampare oltre 400 pagine in bianco e nero o 200 pagine a colori.

In tutti i prodotti della gamma la stampa da mobile è semplice e veloce. Basta inviare con facilità documenti e foto sfruttando la connettività Wi-Fi. C’è di più: se si ha una stampante al laser da rottamare, Epson offre un cashback fino a €150 per l’acquisto di una stampante della gamma EcoTank, fino al 15 dicembre 2019!
Scrivici a info@neide.it o chiamaci al 3427270799 per avere più informazioni!

Google, Bert e le scorciatoie: nuove esperienze online

Nell’era in cui l’AI (Artificial Intelligence) è all’ordine del giorno tra gli argomenti a tema informatico più chiacchierati, ecco che Google pensa di integrarla nell’omonimo motore di ricerca.

Così nasce Bert (Bidirectional Encoder Representations from Transformers), una tecnologia che consente a chiunque di personalizzare un proprio sistema di risposta alle domande più effettuate dagli utenti. Per riuscire nell’impresa, sfrutta un sistema per l’elaborazione del linguaggio naturale.

Secondo Pandu Nayak, vicepresidente Google, questa miglioria dovrebbe aiutare chiunque effettui una ricerca a trovare il più rapidamente possibile i risultati desiderati.

Bert funziona tramite un’intelligenza artificiale che imita il cervello umano nel suo funzionamento, per capire cosa l’utente sta cercando, indipendentemente da come lo sta scrivendo o dall’ordine delle parole.

Per “insegnare” a questo algoritmo come lavorare, i ricercatori Google hanno utilizzato un metodo piuttosto creativo (ma geniale): hanno selezionato migliaia di frasi complete, dalle quali hanno tolto casualmente il 15% delle parole di cui sono composte. Dopo di che, hanno fatto intervenire Bert chiedendogli di ricostruire le frasi aggiungendo i pezzi mancanti.
Allenandosi in questo modo, l’algoritmo ha imparato a riconoscere i contesti delle frasi, così da meglio comprendere le ricerche degli utenti nel web.

Secondo quanto stimato, Bert dovrebbe avere un impatto su circa il 10% dei risultati: si tratta di uno dei cambiamenti più grandi agli algoritmi dei motori di ricerca, e sicuramente influirà non poco sui risultati che ci verranno proposti.

Ma le notizie non finiscono qui.

Sempre da Mountain View, arrivano importanti novità per quanto riguarda le scorciatoie web: non sono altro che delle semplici “formule” da digitare nella barra di ricerca per accedere più facilmente e rapidamente a diversi servizi. Per esempio, è già un po’ che è attiva la scorciatoia “doc.new”: se si prova a digitarla, verrà creato un nuovo documento su Google Docs.

Da oggi gli utenti potranno accedere ad una vasta gamma di funzionalità semplicemente dalla barra dell’URL. Con “playlist.new” sarà possibile creare una nuova playlist su Spotify o digitando “sell.now” si accederà ad eBay.
Al momento, Google ha creato scorciatoie solo per pochi servizi (circa una decina), ma l’intenzione è quella di concedere i domini .new a più realtà.

Quando Big G aprirà al pubblico questa nuova funzionalità (il 2 dicembre 2019), ogni marchio e persino ogni utente potrà creare le proprie scorciatoie. L’obiettivo sarà poi quello di controllare come queste vengono utilizzate: Google vorrebbe, infatti, riuscire a spronare gli utenti a sfruttare il più possibile questa novità per generare azioni e flussi creativi online.

Nell’attesa che da Mountain View aprano la registrazione vera e proprie dei domini .new, è attualmente possibile creare la propria scorciatoia semplicemente digitando link.new e accedendo a Bitly.

Seguendo le orme di Big G, anche noi vi invitiamo a sfruttare e scoprire queste importanti novità: e se dovesse servirvi un aiuto non esitate a contattarci!

Mai più bambini lasciati in auto, con Tippy

È ormai da un po’ che si sente parlare della legge antiabbandono pensata per i più piccoli: i continui casi di bebè lasciati in auto hanno portato ad emanare un decreto ministeriale che prevede l’obbligo di dispositivi antiabbandono. Ancora non si sa una data di inizio dell’onere, ma è certo che dai primi mesi del 2020 chiunque trasporti in auto bambini con meno di 4 anni dovrà munirsi di uno di questi congegni.

Il dispositivo antiabbandono più venduto in Italia si chiama Tippy Pad, e sicuramente molti di voi già ne hanno sentito parlare: funziona via Bluetooth® e si controlla da app.

Questo innovativo strumento non è altro che un cuscino da mettere dove siede il bebè. Basta collegarsi al dispositivo e, non appena il nostro smartphone si distanzia di qualche metro dal seggiolino, Tippy Pad rileva la presenza del bambino agendo come una sorta di bilancia: se rileva su di sé un peso, invia un segnale allo smartphone collegato.
Inoltre, se il primo allarme sonoro non dovesse ottenere risposta, viene inviato un SMS a dei numeri telefonici preimpostati indicando le coordinate geografiche in cui si trova l’auto. Un dettaglio non di poca importanza riguarda i messaggi, che sono inclusi a vita nel costo del prodotto e non comportano, quindi, alcun addebito aggiuntivo.

Tippy Pad agisce in regime low-energy promettendo una durata della batteria di ben 4 anni, il cui livello sarà sempre monitorabile tramite app. Oltre ad essere facilmente installabile su ogni seggiolino in commercio in modo pratico, intuitivo e senza fili, questo dispositivo è conforme alle normative europee (marchio CE) ed ha ottenuto esiti positivi durante i crash test.

L’applicazione è semplice e intuitiva, ed è disponibile sia per Android (dalla versione 5.0) che per iOS (dalla versione 10.0). Tramite la stessa è possibile programmare interamente Tippy Pad, e gestirne fino a 4 diversi.

La stessa azienda ha pensato anche ai nonni: se non si dovesse disporre di uno smartphone, è comunque possibile usufruire di Tippy Pad con le stesse funzionalità, ma tramite Tippy Fi, un portachiavi per l’auto che emette un allarme sonoro in caso di allontanamento.

La gamma Tippy non finisce qui: sono stati pensati altri prodotti per rendere la nostra casa più sicura ai più piccoli. Un esempio è Tippy Crib, un accessorio da porre sulla sponda del lettino del bambino, che rileva i tentativi di scavalcamento. Oppure Tippy Gate, un accessorio molto simile, pensato per i cancelletti di sicurezza.

Da oggi è possibile trovare Tippy Pad presso i nostri uffici, disponibile da subito in preordine. Contattaci al 342 7270799 o scrivici a info@neide.it per maggiori informazioni!

Windows 10 1909 in arrivo: ecco le novità

Annunciato nei mesi scorsi da Microsoft, sta per arrivare la versione 1909 di Windows 10: il gruppo di Redmond è tornato a parlarne circa una settimana fa, fornendo qualche dettaglio in più sulle pagine del blog ufficiale. Sembra essere poco più di un “Service Pack”, tant’è che verrà installato nei nostri dispositivi come un qualsiasi aggiornamento cumulativo.

È così che Microsoft ha declassato Windows 10 19H2 ad un aggiornamento molto più piccolo, che avrà molto in comune con l’attuale versione del sistema operativo e che punterà per lo più a migliorare la user experience.

Il fatto che i più lo ritengano un aggiornamento “minore”, però, non vuol dire che non apporti significative correzioni. Numerosi sono i miglioramenti apportati alle notifiche in Windows 10, per fare un esempio: sarà più semplice accedere alle impostazioni attraverso un nuovo link su Action Center (manage notifications). Sarà inoltre possibile modificare le impostazioni delle notifiche per app attraverso un nuovo tasto sulla notifica vera e propria. A cambiare sarà anche la pagina di visualizzazione delle stesse, con alcune novità grafiche che renderanno più semplice la scelta dello stile dei banner. Sarà poi possibile disattivare o attivare tutte le notifiche del sistema operativo.

Anche all’interfaccia utente è stato apportato un bel miglioramento, come nel menu Calendario del system tray, dov’è stata aggiunta la possibilità di creare eventi e appuntamenti senza dover aprire l’app Calendario. Sarà tutto personalizzabile, dal nome al luogo, data, orario ed etichetta.

Esplora risorse ora implementerà una barra di ricerca più avanzata (basata su Windows Search), integrando anche One Drive nei risultati.

Un’altra miglioria molto interessante riguarda la possibilità di attivare assistenti vocali di terze parti (purchè compatibili con il sistema operativo) come Alexa o Google Assistant, per esempio.

Fra gli upgrade meno visibili, ma ugualmente consistenti, troviamo anche l’allungamento della durata della batteria per alcuni dispositivi e un perfezionamento del servizio di assistenza.

È già disponibile in anteprima per i partecipanti di Windows Insider, ma ancora non si sa una data certa per il lancio al pubblico della nuova versione. Sicuramente Microsoft tenderà a tardare leggermente rispetto alla tabella di marcia: dovremo, infatti, attendere la seconda metà di novembre per ricevere la notifica di Windows Update.

Satispay: pagamenti smart per tutti

Il conto del ristorante, le piccole spese, la ricarica telefonica: che siano ricorrenti o straordinarie, sono tante le utenze con le quali ci troviamo a dover fare i conti ogni giorno. Se fino a ieri eravamo costretti a lunghe code in posta o ad andare dal tabacchino, oggi facciamo tutto da smartphone: la novità si chiama Satispay, e non è altro che un sistema di mobile payment racchiuso in una comoda applicazione nel nostro smartphone.

Questa startup 100% made in Italy, fa già parlare di sé da qualche anno e non fa che crescere e raccogliere sempre più consensi. Ad oggi, sono più di 800.000 gli italiani che hanno scelto di aderire al servizio.

Il funzionamento è molto semplice: basta impostare un budget settimanale, che verrà automaticamente reintegrato (o scalato, a seconda della disponibilità) ogni lunedì. Direttamente dall’app è possibile effettuare pagamenti negli oltre 90mila esercizi commerciali abilitati (anche il nostro), scambiare denaro con altri possessori di Satispay, pagare bollettini, il bollo dell’auto o effettuare ricariche telefoniche.

In alcuni negozi è possibile anche ricevere del cashback, ossia un rimborso di una percentuale della spesa, che viene riaccreditato direttamente sull’app.

Oltre che una comodità per i privati, Satispay è utile anche in versione Business, rivolta quindi ai punti vendita. È possibile ricevere pagamenti dai propri clienti e creare promozioni personalizzate, anche sul sito e-commerce.

Se hai bisogno di assistenza per attivare il pagamento con Satispay nella tua attività, non esitare a contattarci!

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